Moda femminile nella seconda metà del XI secolo

I modelli base per l’abbigliamento femminile della seconda metà del XI secolo furono molto semplici: una sotto-tunica e una tunica.

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La sotto-tunica non è mai raffigurata nelle illustrazioni nella sua interezza, ma la sua presenza è certa in quanto si notava la sua lunghezza apparire dalla tunica e si vedevano chiaramente le maniche strette.
Si trattava di una semplice “chemise” lunga fino alle caviglie, di tela di lino, il quale, essendo un materiale resistente, poteva essere lavato spesso, solitamente era chiara o comunque a tinta unita.
La chemise era larga perché doveva essere comoda per i movimenti e, visto che era indossata dall’alto, il taglio superiore era rotondo e sufficientemente largo per far passare la testa, non oltre rispettosamente ai dogmi cristiani; poteva presentare una cucitura a lato del petto per agevolare le donne in periodo di allattamento.
Aveva le maniche strette e anche i polsini erano stretti che, nelle raffigurazioni, in genere appaiono arricciati o rigirati.
Non era decorata da ricami o disegni particolari né per le donne comuni né per quelle appartenenti alla nobiltà, anche in tempi di massima ostentazione nobiliare, questa chemise non era particolarmente guarnita da decori in quanto rimaneva coperta dalla tunica.

Tunica tratta da "Libro degli Scacchi" Alfonso X

Tunica tratta da “Libro degli Scacchi” Alfonso X

Dopo la metà del XI secolo l’indumento più importante per le donne fu la veste cioè la tunica superiore.

In questo periodo, tra i ceti benestanti, nacque la moda di maniche larghe, arrivando al gomito o poco sotto, lasciavano scoperte le maniche semplici e strette della chemise. L’orlo delle maniche era finemente decorato in genere da forme geometriche, anche l’orlo e il girocollo della tunica esterna erano ricamati creando un distacco con la chemise lunga sottostante.
Solitamente era di lino o di seta, di colori vivaci come il verde e il rosso, le donne comuni non erano solite ad indossarla e, per quelle che se la potevano permettere, era di lino o di lana, utile anche nei mesi freddi. Per le nobili, la tunica era spesso di seta, ordinavano quella più pregiata che all’epoca arrivava dal Sud Italia, di preciso dalla Sicilia.

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Immagine tratta da “A History of Fashion”, J. Anderson Black, Madge Garland, Frances Kennett, Orbis, 1980

La tunica mostrava un taglio centrale che partiva dal collo per tutta la sua lunghezza, questo era guarnito con decorazioni di ogni genere, da disegni geometrici a disegni floreali, con fili di seta di colore acceso, comprendendo anche il collo, mentre sulla schiena appariva un’allacciatura “a nastro” che agevolava la vestibilitá, una volta indossata, il nastro veniva tirato e stretto. Questo era della stessa stoffa della tunica, ma poteva essere di altri colori.
Anche sulle maniche c’era la presenza di un importante orlo che spesso richiamava quello centrale, decorato con forme di colori vivaci. L’orlo si cuciva internamente per poi essere rigirato all’esterno per valorizzare l’ampiezza delle maniche lasciando libero il braccio dal gomito in giù, già coperto dalle maniche della chemise.
Questi ricami importanti ricordavano i contatti con l’Oriente da cui arrivavano stoffe fastose.
La tunica era fermata in vita da una cintura di stoffa o di pelle sottile che poteva essere ricamata con fili preziosi o arricchita da decorazioni in metallo.

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Nel XI secolo la maggior parte delle donne era solita ad indossare un mantello, che, verso la fine del secolo, diventò di uso comune; nei ranghi alti era solitamente di forma circolare, spesso con un unico taglio per il collo, molto decorato, di seta o lana. Le donne comuni, invece, portavano un mantello dalla forma quadrata o rettangolare in genere di lana o di una stoffa grossolana in quanto era utilizzato per proteggersi dalle piogge e dal freddo, non presentava particolare decorazioni o ricami.

20140616-215143-78703574.jpgIl mantello era allacciato con spille e fermagli lavorati che facevano parte della gioielleria delle donne nobili, ma queste “ricchezze” non appartenevano alle donne comuni, dunque, per chiuderlo alo collo, usavano un semplice laccio.

Il Museo Nazionale dell’Alto Medioevo espone per la prima volta il cosiddetto "Tesoretto di Monte Cassino", costituito da una fibula aurea databile tra i secoli XI-XII.

“Tesoretto di Monte Cassino”, costituito da una fibula aurea databile tra i secoli XI-XII, Museo Nazionale dell’Alto Medioevo, Roma

Il mantello era utile anche per coprirsi in quanto alle donne, al di fuori delle mura domestiche, era imposto di coprirsi la testa; in questo periodo le donne sposate o le vedove dovevano coprirsi anche all’interno della propria casa secondo l’ideologia cristiana. Il copricapo maggiormente utilizzato lasciava scoperto solo il viso e si trattava di un velo per le nobili o di un semplice fazzoletto per le povere, che poteva essere indossato dando un giro su una spalla, sul petto e, passando dietro al collo, sopra all’altra spalla per dare un effetto simile a quello del mantello.
Il velo o fazzoletto non presentava particolari ricami, spesso era del colore naturale del lino o comunque di colori tenui, ma le donne nobili lo arricchivano con un “cerchietto” che lo fissava attorno alla testa.

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