Corone, perle e nastri tra i capelli

Originariamente la corona si otteneva intrecciando rami d’albero e fiori; fin dalle più antiche società il suo valore era in relazione con il carattere sacro attribuito all’albero nelle religioni primitive.

Dalla fine del XIII secolo, tra uomini e donne, delle classi sociali agiate era diffusa l’abitudine di schiarire, arricciare, profumare e decorare i capelli con ghirlande di foglie e fiori. Con il XIV secolo, la lunga treccia, conosciuta col termine di “coazzone”, raccolta sul capo femminile, era spesso ornata con nastri, fiori, perle, reticelle d’oro o di seta conosciute come “crespine”, fili di metallo prezioso decorati che nel XV secolo circondavano il capo lasciando scendere sulla fronte una perla o un’altra pietra preziosa: acconciature diffuse con i termini di “lenza” o “ferroniere” (si ricorda a tal proposito “la bella ferronnière” di Leonardo da Vinci).

Le acconciature, generalmente, oltre che a ostentare ricchezza, servivano anche per motivi igienici. Le decorazioni più comuni erano le perle, seguite da pietre preziose, nastri di stoffa intrecciati insieme ai capelli arrotolati o appoggiati sul capo e coroncine di fiori: ghirlande composte da pochi e piccoli fiori.

Francesco da Barberino, notaio e poeta italiano della prima metà del XIV secolo, consigliò “che non vi affastelli troppi fiori, e che tra questi scelga tra li più piccoletti”, come riporta Muzzarelli in “Guardaroba Medievale”, in quanto pur essendo sinonimo di agio, l’eleganza di queste ghirlande era semplice.

In svariate città le leggi suntuarie tentarono di limitare gli eccessi vietando le ghirlande di fiori troppo addobbate, di metalli preziosi e gli intrecci di perle; nel 1390 il senato Veneziano elencò tutte le pietre che venivano portate in capo: “balasi, saffiri, smeraldi, diamanti, rubini, topacii e perle”. Solo le donne nubili potevano portare i capelli sciolti sulle spalle, simbolo del fascino femminile più sfacciato, ritenuto da alcuni predicatori quasi diabolico, usato per attirare gli uomini appunto. Bende e veli coprenti erano al contrario obbligatori per le vedove, mentre agli uomini si proponeva la scelta di svariati copricapi.

Una donna donava una ghirlanda di fiori al proprio cavaliere in segno di affetto, azione compiuta dalla donna verso il Duca Enrico IV della Slesia-Breslavia nel Codice Mannese della seconda metà del XIII secolo, oppure poteva portarla in capo come espressione di eleganza e femminilità o semplice profumo.

Gli uomini indossavano ghirlande di foglie o fiori come simbolo di vittoria, onorificenza o potere; usanza tramandata dai popoli antichi riguardo le corone di alloro. Usata da Flavio Teodosio, conosciuto anche come Teodosio I (Coca, 347– Milano, 395), imperatore romano, che la offrì al vincitore di una gara circense, scena riprodotta dall’obelisco di Teodosio nell’Ippodromo di Costantinopoli.

Tra le acconciature femminili vi erano delle “bende” diffuse dal Trecento, ovvero strisce di tessuto generalmente bianche che venivano intrecciate ai capelli usate come nastri completate con reticelle o fili d’oro. Nel secolo si diffuse la moda della fronte alta. Molte donne, per mostrare la fronte ampia, si depilavano la fronte e si tiravano i capelli in dietro con trecce, code, veli e nastri.

Con il 1400 sono apparse in Italia molte tipologie di acconciature ed ornamenti rendendo i capelli una vera e propria moda del periodo. Attraverso accessori, come piume e ricami o veli e nastri, e gioielli, come perle e pietre preziose, fermagli e oggetti di oreficeria, la testa diveniva emblema del proprio rango, del gusto e della sensibilità alla moda.

Diffuse nel secolo anche tinture per capelli di origine vegetale.

Le donne del XV secolo facevano della loro testa una portavoce di ricchezza; grazie ad un sistema di ornamenti, i cui materiali, colori e forme erano codificati nella normativa suntuaria, il capo femminile era simbolo di eleganza e femminilità. Sul capo venivano indossati veri e propri gioielli inseriti nelle acconciature.

Accessorio obbligatorio per le donne sposate, all’interno dei luoghi di culto, era il velo per prevenire ogni possibile causa di tentazione per l’uomo, come si ricordava dalla prima lettera ai Corinzi di San Paolo: «ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo […] la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza», ma in genere il velo era utilizzato dalle donne come accessorio elegante, anche al di fuori dai luoghi di culto, per addobbare i capelli in modo ricercato e alla moda; questo grazie alla diffusione del tessuto serico del “filugello” ovvero una seta molto pregiata che, essendo trasparente, appoggiato, lasciava vedere le chiome variamente acconciate.

Tra gli accessori per le acconciature vi era il “frenello” diffuso in tutta Italia, di origine toscana, composto da uno o più fili di perle che potevano essere intrecciati attorno alle torsioni del velo, ai capelli veri o finti, lasciato ricadere semplicemente sul capo, oppure indossato attorno alla circonferenza della testa. Nel saggio di Bartolomeo Cecchetti “La vita dei veneziani nel 300″ si legge di donne con in capo “stroppoli” ovvero eleganti intrecci di perle, strisce di metallo decorate con nastri di velluto e di seta e veli bianchi di tessuto fine e sottile posati leggeri sul capo, lasciando vedere i capelli sulle tempie.

Fermagli e fermaglietti in metalli preziosi e, a volte, decorati con pietre pregiate erano diffusi in tutta Italia da appuntare su veli, su nastri o direttamente sui capelli. Questi gioielli erano spesso donati dal fidanzato alla futura sposa e venivano ritenuti parte degli inventari di famiglia.

Le donne sentivano una sorta di esigenza di seguire la moda, sia essendo appartenenti a ceti abbienti, sia a ceti medi; come si nota nei tacuina sanitati, le donne ricercavano acconciature che le facessero sentire femminili ed eleganti, dalla lunghezza dei capelli, alle decorazioni.

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