Una sfilata nel Salento lungo la linea del tempo

In occasione del Festival della Moda e della Musica del 2 Agosto, Vestioevo ha proposto, per la provincia di Lecce, una suggestiva linea del tempo “vivente”. Le modelle hanno sfilato lungo una passerella, presentando abiti di mia realizzazione, acconciature e accessori. Tra Vestioevo e le organizzatrici del Festival Sonia Rizzello e Alessia Lucia Cuppone è nata una bellissima collaborazione e da Piacenza a Lecce non vi è più alcuna distanza.

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Nell’immaginario collettivo Medioevo è sinonimo di secoli bui, ma in realtà è un periodo affascinante, pieno di innovazioni soprattutto nel campo dell’abbigliamento infatti, proprio in questi secoli, nasce una brillante moda. Logicamente non dobbiamo immaginarci le grandi produzioni e i marchi internazionali che si impongono sul mercato di oggi, ma una moda comoda, durevole e soprattutto rappresentativa. L’abbigliamento aveva contribuito in tal senso a diffondere l’importanza del proprio status attraverso appunto i propri vestiti e le classi sociali più elevate furono le prime a subirne l’influenza.

Gli abiti sono proposti lungo una linea del tempo dal 1000 al 1500 attraverso vesti ispirate a miniature, affreschi, ritratti e varie fonti del periodo.

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Vestirsi divenne moda sempre più ricercata e preziosa e i tagli dimostrano una ciclicità negli stili e nelle forme a distanza di secoli con innovazioni tessili e ornamentali secondo un gusto aristocratico che si andava via via diffondendo anche nelle altre classi sociali.

Abito dell’XI secolo composto da una lunga sotto-tunica di lino marrone con maniche aderenti e da una tunica più corta e svasata con ampie maniche e bordi decorati, cordoncino di stoffa in vita e scollo geometrico. Tipici dell’epoca il decoro frontale e il velo che copre tutto il capo e il collo. L’abito si ispira alle immagini inerenti al periodo storico tratte dal libro “A History of Fashion”.

Mary

Mary

Abito del XII secolo detto “bliaut” di origine francese indossato dalle donne europee sopra ad una lunga camicia di lino, fermato in vita da un’alta cintura in pelle. L’abito ripropone le forme stilistiche suggerite dalle immagini della Bibbia di Santa Maria del Fiore di Firenze. La particolarità di questo abito sta nelle maniche che si allargano e si allungano sotto al gomito con forma a tromba. I capelli rimangono completamente coperti dal velo.

Valentina

Valentina

Abito del XIII secolo composto da una camicia in lino a maniche lunghe estesa alle caviglie, al di sopra una tunica che riprende le caratteristiche della surcotte maschile cioè una veste militare che si portava sopra la cotta di maglia. La versione femminile presenta un’apertura dall’ascella al fianco provvista di lacci per stringere il tessuto al corpo e fermato in vita da una cinturina in pelle la cui lunghezza ricade sulla coscia. L’abito ripropone gli aspetti stilistici suggeriti nelle miniature del Codice Manesse, un famoso canzoniere del 1300. Sul capo è indossato il soggolo: un velo fermato da una fascia e da un sottogola in lino.

Pina

Abito del XIV secolo detto “cottardita” portato sopra ad una camicia in lino, dal corpetto attillato con maniche strette, chiuse da una serie di bottoni di metallo ravvicinati dal gomito al polso, sull’avambraccio sono presenti fasce dalle quali scendono lunghi nastri lasciati liberi dall’abito, anche il collo a barchetta era chiuso da bottoni. I capelli sono raccolti in trecce laterali fermate da retine in stoffa dette “crespine”.

Ramona

Ramona

Abito della seconda metà del XIV secolo composto da una camicia in lino, una veste in lana detta “gonnella” e una sopravveste con delle aperture laterali molto ampie conosciute come “finestre del diavolo” in quanto per la Chiesa erano fonte di peccato, sia per le donne che manifestavano un senso di libertà, sia per gli uomini a cui provocavano pensieri viziosi. L’abito ripropone le caratteristiche stilistiche del ritratto di Maria d’Enghien contessa di Lecce dal 1384. Sul capo una coroncina di fiori e i capelli sono raccolti in una treccia; in vita una cintura e una borsa in damascato detta “tasca”.

Sonia

Sonia

Abito della fine del XIV secolo costituito da una camicia in lino, una veste in damascato verde e una sopravveste detta “pellanda” chiusa frontalmente da una serie di bottoni ravvicinati, fermata sotto al seno da una cintura con borsa detta “tasca”. Lunga fino a toccare terra coprendo la punta delle scarpe e formando uno strascico, visto come un serpente dagli uomini religiosi, maniche larghe conosciute con il termine di “maniche ad ala”.  Accessorio estivo: il ventaglio a banderuola in tessuto damascato. L’abito ripropone le forme stilistiche suggerite dagli affreschi della chiesa di Santa Caterina d’Alessiandria a Galatina, risalenti al 1390.

Elisabetta

Elisabetta

Abito del XV secolo composto da una camicia in lino, da una veste in damascato marrone chiusa su un fianco e arricchita da una sopravveste detta “giornea”. Bernardino da Siena, predicatore della prima metà del Quattrocento, attaccò in una delle sue prediche la moda della giornea femminile paragonandola alla coperta che si utilizzava per i cavalli rimproverando le donne che impiegavano troppo tempo al loro aspetto e in un vecchio testo inglese lo strascico fu paragonato al “deretano sporco di una pecora” perché lo strascico raccoglieva tutto ciò che si trovava in terra. Quest’abito ripropone le forme stilistiche suggerite nell’opera pittorica realizzata sul cassone per abiti Adimari, “Corteo nuziale” di Giovanni di Ser Giovanni detto Scheggia del 1440.

Maria

Maria

Abito della seconda metà del XV secolo composto da una camicia e da un abito in lino e damascato dando inizio ad una moda “comoda”: la manica corta. L’abito ripropone le caratteristiche stilistiche suggerite dalle immagini riguardanti il “Trionfo del Duca di Urbino” realizzato attorno al 1470 da Piero della Francesca. Come accessorio: il pomo d’ambra, un ciondolo in bronzo al cui interno c’è una pallina di ambra grigia che era considerato un vero e proprio amuleto per il benessere finisco e mentale oltre che a un profumo.

Rita

Rita

Abito della seconda metà del XV secolo costituito da una camicia in cotone, da una abito in damascato chiaro allacciato frontalmente e da maniche staccabili in damascato verde. L’originale sistema adottato dagli uomini, che mettevano legacci ai bordi delle spalle e lungo le maniche delle vesti d’arme venne preso dalle donne come un ottimo spunto per fantasie e decorazioni. La veste femminile era provvista di più maniche intercambiabili, da qui il detto “un altro paio di maniche” che potevano essere fissate nella parte alta o legate alla spalla tramite laccetti. Nel Museo Civico di Prato si possono ammirare svariati tipi di maniche. Accessori: cintura e tasca in damascato. I capelli sono intrecciati attorno al capo.

Elisa

Elisa

Abito dei primi del ‘500 ricco ed elegante suddiviso in un abito con corpetto con lo scollo quadrato e da un’apertura dalla vita in giù che lascia vedere la gonna sottostante formando un ampio strascico. L’abito in damascato rosso finemente decorato propone gli stili di una moda rinascimentale già visibile nel ritratto di Anna di Bretagna alla fine del 1400. Anche la borsa è impreziosita da decorazioni e non ha più la forma di una tasca, ma diventa una vera e propria “pochette” con l’apertura rotonda. Un’acconciatura importante con nastri, intrecci e decorazioni.

Rosita

Rosita

imageSi ringraziano tutte le persone che hanno aiutato, supportato e affiancato la sfilata Vestioevo. È stata un’esperienza stupenda. Grazie all’invito, alla volontà e alle menti geniali di Alessia Lucia Cuppone e Sonia Rizzello è stata una giornata meravigliosa! Si ringraziano tutte le bellissime modelle perché sono riuscite a interpretare e a trasmettere la passione che c’è in questi abiti. Si ringrazia l’artista Alberto Greco per la bellissima scenografia, Giuseppe Cuppone per il video e Andrea Skakkomatto Miglietta per le fotografie. Un grazie particolare a Simona Trecordi per il grande aiuto costante nei preparativi. Un ringraziamento alle parrucchiere che hanno ricreato acconciature medievali e un grazie anche al pubblico, tanto e caloroso e a tutti coloro che hanno collaborato.

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Una bellissima esperienza nel Salento!

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